CONCORSO DI IDEE NUOVO PARCO URBANO AREA EX BOSCHETTI A PADOVA

La destinazione d’uso, il paesaggio del nuovo giardino, l’idea suggerita dal progetto, è “il paesaggio del lavoro”, il lavoro dei vivaisti, il loro ordine, conoscenza, un sapere che si organizza su dei “tavoli zolla” formanti una sorta di “cretto”.

“Dei tavoli dove si consuma cultura”, costruiti in ferro auto ossidante  in appoggio al piano ondulato dell’attuale piazzale. Una soluzione che ne rende possibile l’esecuzione da subito superando al contempo le problematiche ed i costi di bonifica dei terreni esistenti: le varie “zolle” di dimensione e forma diversa, derivate da linee di tensione dei flussi pedonali (vero nodo problematico dell’area) poggiano con opportuni piedi al piano di piazzale boschetti e si raccordano alla rete di scarico esistente con evidenti vantaggi esecutivi. 

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Progetto urbanistico:

Accolta l’indicazione del bando relativamente alle destinazioni d’uso, la soluzione proposta discende, in primo luogo, dalla scelta di separare i flussi pedonali da quelli meccanici ritenendo compito primario del progetto suggerire indicazioni risolutive dei problemi funzionali oltre che di decoro urbano.

Il flusso pedonale nord-sud dei pendolari deve poter essere raccolto e disgiunto da quello meccanico; se così non fosse qualsiasi soluzione si trasformerebbe in disservizio con un costo sociale che oggi corrisponde ad un degrado funzionale quotidiano.

L’ipotesi suggerita è rappresentata da un’infrastruttura, un percorso in quota capace di approfittare  degli attuali dislivelli degli edifici esistenti e futuri sull’asse nord sud e quindi dalla stazione verso la città, indicando l’opportunità di portare il flusso pedonale attraverso l’edificato con evidenti interessi distributivi e commerciali su tutte le direzioni, intersezioni.  

La viabilità meccanica ne trarrà beneficio, troverà una efficienza ottimizzata con risvolti tecnici rilevanti e minor impatto ambientale.

Altro punto di criticità è l’ingresso su via Porciglia dove il progetto indica lo slargo del giardino dell’Assessorato sufficiente a gestire con armonia e funzionalità il flusso di persone verso la città antica ed i giardini; l’abbiamo chiamata “piazzetta Giotto”.

I ponti su viale Giambattista Morgagni meritano una specifica valutazione e non sarebbe giusto sottovalutare un’opera così rilevante per la quale si auspica una prossima occasione. Ci preme indicare che l’edificio “ex stazione corriere”, a chiusura del viale alberato Morgagni, debba lasciare la vista all’opera dello Jappelli e quindi aprire il percorso verso il piazzale Boschetti che il progetto propone dedicato alla ricerca: “i giardini di Galileo”.

L’impiego delle palazzine è stato visto come spazio “laboratorio” complementare al Museo Civico. Un luogo dove potrebbero convergere anche interessi di collaborazione con l’adiacente scuola d’arte P. Selvatico ed il liceo artistico A. Modigliani. Dove organizzare il lavoro di rigenerazione stagionale dei tavoli, dove educare alla cultura del verde con le mani.

Le quote di livello del piazzale Boschetti, tra nord e sud, consentono una salita lieve per raggiungere la quota necessaria al sovrappasso di via Trieste. 

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Progetto architettonico:

La soluzione risponde a 3 caratteri: la sostenibilità economica e tecnica; la rispondenza a reali bisogni delle infrastrutture pubbliche quali il museo civico ed il sistema scolastico; la costruzione di un paesaggio–laboratorio… ricerca.

Sostenibilità, economicità e rapidità di esecuzione sono la caratteristica della sintesi progettuale che, pur indicando la necessità di raccordare l’area progetto al tessuto urbano, prevede la fattibilità per stralci temporali con soluzioni compiute che consentono di pianificare opportunamente gli interventi.

La scelta artistica del progetto:

l’immagine formale può suggerire un “cretto” , altri vedranno delle zolle o delle scaglie di corteccia, ma a noi piace vedere questo sistema “attivo”, come dei “tavoli”, dei tavoli dove consumare cultura.

Un sistema che aiuti a raccontare e a spiegare il valore dei beni naturali: un lavoro questo, che uno specifico programma vedrà messo in atto per produrre paesaggio diventare linguaggio.

I “tavoli” sono previsti in acciaio corten  e con opportune gambe poggianti sul piano ondulato del piazzale così da assecondare e/o correggere l’attuale pavimentazione; il raccordo degli scarichi d’acqua di ogni elemento collegato agli attuali chiusini consentirà il funzionamento di tutta la struttura senza alterare l’equilibrio esistente. Ma non si tratterà solo di invarianza idraulica. La capacità di ritenzione idrica di ogni tavolo sarà capace di concorrere a migliorare l’eccesso di pioggia nei momenti ormai critici stagionali, oltre ad essere un abbattitore di polveri sottili, un assorbitore di CO2 attraverso la scelta di piante eccellenti in questo senso. La caratteristica di sensore ambientale, consentirà un uso didattico del sistema.

Il dichiararsi come luogo concorrente alla definizione di “qualità” della vita lo porterà ad educare all’uso del mondo verde: laboratori piuttosto che chioschi, attività di convegno piuttosto che frettolose passeggiate, imparare a coltivare un fiore piuttosto che ….

Quindi punto di incontro capace di ritornare agli abitanti il sapere del coltivare e quindi il coltivarsi : un lavoro laborioso di cui sentiamo il bisogno.

Le palazzine vincolate sono la vera chiave funzionale ed economica del Nuovo Museo Civico: spazi dinamici rivolti alla costruzione della consapevolezza in ambiente green posti tra cultura (l’Università con l’orto botanico) ed economia (la fiera con floormart). Spazi laboratorio dove con la creta, ma a questo punto con stampanti 3D, ri-costruire terrecotte, vasellame, reperti di archeologia. Ma anche magazzino dove conservare e coltivare bulbi, sementi, attrezzi. Vedremo che l’implementazione polifunzionale rivolta a una sempre più vasta gamma di etnie culturali potrà rendere vitale e sostenibile l’investimento economico.

Il sistema dei tavoli, come evidenziato, consente di evitare i costi di bonifica e preparazione dei sottofondi, evidenziando l’aspetto di sostenibilità’economica per consentirne la realizzazione.

L’impianto funzionale delle palazzine deve essere funzionale alle attività e per questo si propone una variazione tipologica realizzando sul fronte sud una parete verde capace di svolgere tre funzioni: frangisole, parete attrezzata per tutti i percorsi verticali di accesso alle varie attività, impiantistica. In assenza di questo accessorio “servitore” difficilmente sarà possibile operare un restauro conservativo rispondente alle norme antisismiche, di impiego di energie rinnovabili, e della sicurezza; inoltre la struttura sud con i percorsi verticali consente una reinvenzione tipologica, funzionale al reimpiego della struttura secondo un layout di efficienza, consentendo didattica, laboratori, ricerca, ristoro, tempo libero,ecc.

Il progetto verde

La nuova copertura del piazzale è costituita da “tavoli” in acciaio corten opportunamente collegati al suolo che si comportano come dei piani coltivabili: la tecnologia del tetto attivo verde oggi ci consente di allestire  la piantumazione di fiori, arbusti, alberi, facendo loro svolgere un ruolo non solo decorativo ma anche tecnico che riassumiamo:

·        Gestisce in-situ i volumi di deflusso superficiale generati dalla precipitazione favorendone la rapida infiltrazione e sottraendoli alla rete di drenaggio urbano;

·        Controlla le sostanze inquinanti presenti nel runoff riducendo la concentrazione nelle acque di percolazione;

·        Può contribuire alla riduzione di allagamenti stradali, risolvendo in parte i problemi di drenaggio;

·        Se adottato su vasta scala, contribuisce a stabilizzare le portate dei corsi d’acqua, migliorando la qualità delle acque di ricezione;

·        Richiede poca manutenzione – riducendo i costi di gestione del verde – essendo un giardino che per la maggior parte si auto sostiene o come nel caso specifico viene garantito dal lavoro partecipato dei fruitori, una presenza responsabile che ne garantisce il monitoraggio.

·        Fornisce un habitat per la fauna selvatica e per specie vegetali autoctone;

·        Contribuisce a mitigare gli estremi del microclima urbano;

·        Aumenta il valore di un’area, apportandone una qualificazione dal punto di vista estetico e ambientale.

È il lavoro che compie il giardino pluviale, sul quale trova interesse di ricerca l’università potendo rendere visibile al fruitore i valori di questa ingegneria; la conoscenza di questi processi si trasforma in azione consapevole di ogni cittadino.

L’organizzazione del pubblico fruitore (convegni, corsi agronomi, coltivazione ecc) dovrà essere gestita da un referente competente per i progetti, con adeguati programmi e organizzazione.

Per questo ruolo ci sentiamo di proporre l’ente fiera con FLORMART partner dell’iniziativa.

Questo renderà possibile un paesaggio dinamico, di volta in volta progettato e disposto alle curiosità del nuovo, dove il verde urbano non sarà più un costo!

I temi decorativi dei prati si apriranno alla totalità delle versioni offerte dalla creatività secondo un layout attento a garantire punti sosta, contemplazione, lavoro.

I “giardini di Galileo” potranno far coincidere incontro, socializzazione, mercato dei fiori, cultura del mestiere e dell’utensile, scambio del sapere botanico.

Il progetto indica come soluzione formale del giardino, la necessità strutturare il paesaggio indipendentemente dalle opere floreali o comunque di coltivazione che nel tempo si succederanno con grande gioia linguistica e colore e per questo suggerisce un’organizzazione “fissa” dei supporti chiamati tavoli così da garantire ogni layout funzionale; la loro forma composita simula un cretto, e consente soluzioni teatrali nelle viste percepite dal pedone così da consentire un’ idea di movimento a citazione delle opere di Gilles Clement.

A coronamento del percorso progettuale il suggerimento di un gadget per favorire l’energia e visibilità del successo coordinato: Un cestino per biciclette ottenuto dal ready made di un vaso archetipo, avvitato al telaio con una vite appropriata e recante la scritta:

dai Giardini di Galileo all’economia della conoscenza.

 

 

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Il contesto non è semplicemente ciò che circonda fisicamente un progetto, ma il più ampio campo sociale, politico, amministrativo e delle questioni tecniche…tutto sullo stesso piano.

Ne discende una soluzione formale del progetto che si concretizza in un palinsesto, meticolosa somma di soluzioni.

1) Padova preserva il più antico orto universitario del mondo; il sito sembra indicare una funzione vitale della città, una radice. Il suo recente ampliamento si aggiunge quale cantiere per la conservazione della biodive­rsità.

2) Risalendo verso nord sino ai “giardini dell’arena”, dove si  protegge il gioiello Giottesco, tra segni del trecento e cinquecento, il Museo Civico: la storia del territorio e dei suoi abitanti.

3) Il canale Piovego memoria di una città d’acqua, da valorizzare non solo quale segno del paesaggio ma da usare come percorso vitale, di origine, un fiume verso il quale ritrovare, la dove possibile, attività ricreative.

4) Dai giardini storici dell’Arena, un “percorso policromo”, una zolla, una crosta sospesa tra gli argini consente l’attraversamento  verso l’area “ Boschetti” dove il progetto mette in scena un supporto vitale con la città ed il corso d’acqua: il “paesaggio del lavoro“.

Un luogo dove “il primo giardino” possa essere evidenziato come quello dell’uomo.

5) All’ immagine cruda dello spazio cerniera del Piazzale Boschetti, in una visione sostenibile del progetto, indichiamo a supporto, il “motore” flormart, che potrebbe vedere una occasione in più per  gestire l’opportunità di mettere in scena l’estetica ed il prodotto del settore, svolgendo quindi un ruolo di marcheting territoriale secondo un’idea di economia della conoscenza, vocazione del divenire della città di Padova.

I concept, questi 5 luoghi del rappresentare la cultura del verde, disegnano una spirale virtuale che appartiene alla città, al territorio del progetto: un progetto sostenibile che ben interpreta la necessità contemporanea di multidisciplinarietà del fare intesa come la capacità del progetto di far convergere, con interesse, settori dell’economia e della cultura.

La terza tavola evidenzia i luoghi icona della cultura green (botanico, Treves, Giotto, Boschetti, Fiera di Padova, ) e li allinea secondo una spirale ideale funzionale allo sviluppo reciproco. Una chiave di lettura nel segno della storia di Padova.