CONCORSO BIBLIOTECA CASTEL MAGGIORE (BO)

Dalla relazione...

IL PARCO oggi è il più alto concept del bene comune.

Il bene comune è uno dei principali fini del progetto d’architettura.

Il paesaggio è la forma dell’ambiente; un buon paesaggio è un bisogno sociale.

 

Questi sintetici assunti hanno dato vita ad un percorso progettuale che ha cercato di rendere leggibile/percepibile, utilizzabile/fruibile, dall’utente/cittadino un bene comune condiviso come la biblioteca .

Evidenziare il compito di un servizio pubblico è prima necessità di un progetto di rigenerazione a favore della resilienza di una città, di cui la biblioteca, in questo caso, è metafora.

 

La metodologia adottata, ha valutato l’ identità di Castel Maggiore, la storia, i suoi abitanti “giardinieri” (Giardinieri, nell’interpretazione di  Gilles Clement), quindi il desiderio di un segno di Unità e di origine espresso dal bando, tradotto con un anello di unione tra la biblioteca esistente e l’area progetto; un cerchio di unione tra diversi periodi storici di crescita e bisogni nuovi. Il  colore è oro. La nuova biblioteca, intesa come innesto nel nuovo parco si inserisce arricchita da un intorno di cui è parte; viene a trovarsi in una situazione d’immersione e non di dominio. Il suo colore diventa “policromo”, la materia ed il sistema costruttivo sostenibile.

Il legame tra le aree cosi evidenziato incontra, quasi a baricentro, di valori paesaggistici, scientifici, tecnici, culturali per garantire realmente la mixitè necessaria alle indicazioni del bando, con l’obiettivo di mettere a sistema le politiche di ricerca e innovazione ed evitare la frammentazione degli interventi. La condizione di simbiosi che il progetto propone tra le zone specializzate determina la condizione di “abitare insieme”. In particolare le sezioni esprimono la mixitè cercata. Passando attraverso se ne esce arricchiti.

La riflessione sullo spazio pubblico è la chiave di lettura a cui si inspira la progettazione del paesaggio della città : una soluzione omogenea, per una città coesa e conviviale, nel senso del con-vivere, quale è Castel Maggiore.

La soluzione sta nell’interdipendenza di tutte le cose: la forma diventa flusso, ritrova l’idea di bellezza.

Il concept del “parco di Castel Maggiore è composto da tre elementi naturali, la prima derivata dalla continuità con il tessuto urbano circostante è costituita da quinte arboree di diversa essenza che trapassano trasversalmente il prato ma anche la nuova piazza antistante la biblioteca, è lo spazio centrale; la seconda è una fascia libera ad ovest, dedicata alle attività di scelte dai cittadini come gli orti urbani e permacultura;la terza, ad instaurare il rapporto con il contesto circostante(strade ed edificato) vuole una “un‘alberatura massa” per meglio dar rilievo agli isolati e rappresentare il ruolo del verde: clima intervenendo sull’isola di calore, protezione dal vento, regolazione dell’umidità, abbattimento delle polveri sottili, e CO2 producendo ossigeno, isolamento acustico , biodiversità e habitat,…un sensore urbano. Si otterrebbe così una sequenza di paesaggi diversi, veri e propri scenari di land art che dialogano con un interlocutore diverso per compiti diversi. Gli spazi sono trattati con piantumazioni variegate (alberi, sempre verdi, prati o arbusti o grandi aiuole fiorite). Questa scelta nasce dal considerare la natura come “materiale da costruzione”ordinato per sequenze che ne facciano emergere l’intrinseca meccanicità L’intero piano del parco si raccorda altimetricamente all’altezza del primo piano della biblioteca seguendo la modellazione di un piano inclinato/ondulato che sale da nord (via Oreste Vancini) verso sud (via Bondanello) ottenendo un paesaggio evento, uno spazio ricco di differenze (le colline, il nido, il bosco, il labirinto ecc.), l’alleggerimento dell’impatto architettonico, la diminuzione della superficie disperdente della biblioteca, il ruolo principe del parco urbano che si presta a molteplici chiavi interpretative. Al centro si apre il prato soleggiato, lo spazio dove trovare attività condivise con i cittadini, che possono variare dagli orti urbani ad attività ludiche e ricreative.

 Serve quindi allegare alla tavolozza dei nuovi paesaggisti un alfabeto condiviso dove le nozioni base di linea/punto, superficie/massa consentano di costruire con sensibilità educativa utilizzando l’albero quale simbolo del riciclaggio permanente.

La promenade e la pista ciclabile, come una timeline lungo la quale si snodano i luoghi ed i contenuti  del progetto funzionale. Due “ muri” aprono all’ingresso dal parco alla biblioteca: uno da terra si solleva verso l’ingresso nord  descrivendo una geometria paraboloide capace di  portare alla memoria la pagina di carta, l’altro organizza come una cucitura delle sedute, punti di appoggio per la bicicletta, delle piazzole attrezzate ….